Cerca
  • Andrea Ancona

Violenza...perché no?

Aggiornamento: 5 ott 2020

I videogiochi sono spesso oggetto di critiche relative alla violenza dei loro contenuti e all’impatto che questa ha sulla percezione e il comportamento dei giocatori, soprattutto dei minorenni. È frequente che questo tipo di critica venga mossa verso i nuovi contenuti di intrattenimento: è stato così per i film, le serie tv o per nuovi generi musicali.

Un nuovo tipo di contenuto, infatti, porta con sé una o più caratteristiche distintive che, essendo una novità, insinuano il dubbio che possano avere effetti diversi, probabilmente negativi, rispetto alle precedenti già conosciute. Nel caso dei videogiochi, questa peculiarità è l’interattività della fruizione: in Rambo lo spettatore vede il protagonista sparare a delle persone; nel videogioco di Rambo è il giocatore stesso che attivamente spara alle persone.

Per approfondire le risposte che, fino ad ora, la ricerca ha dato riguardo la reale influenza dei videogiochi sul comportamento umano, vi rimando all’articolo di Francesco.

Ma c’è veramente la violenza nei videogiochi?

Sì che c’è! Come anche nei film, dopotutto.


Però sarebbe riduttivo dire che “i videogiochi sono violenti”, perché dipende dal videogioco. In questo articolo cerco di rispondere alla domanda


Perché viene usata la violenza nei videogiochi?

Pronto per la sfida?


La maggior parte dei giochi cerca di stimolare il divertimento, ponendo al giocatore una sfida interessante e soddisfacente. Una competizione può creare emozioni in diversi modi: mentre la affrontiamo, entriamo in uno stato piacevole di “focus”, ovvero ci concentriamo su un obiettivo, mettendo in campo tutte le nostre risorse per raggiungerlo, e una vincita o un successo ha un effetto energizzante e aumenta l’autoefficacia: in poche parole, ci sentiamo più bravi e più carichi. Anche quando falliamo, in realtà, proviamo la volontà di provare di nuovo e fare di meglio, a patto che, come giocatori, possiamo percepire una possibilità di successo.


Corpo a corpo


Un elemento spesso presente nei videogiochi (con più o meno contenuti violenti) è quello dello scontro fisico. Questo tipo di sfida è particolarmente efficace per una serie di caratteristiche:

  • Ancestrale: lo scontro fisico richiama i nostri istinti naturali, alzando il livello di attenzione. Spesso anche l’istinto di sopravvivenza si attiva al punto tale che molti giochi in realtà non sono concentrati sull’uccidere indiscriminatamente, bensì sul proteggere sé stessi o altri.

  • Universale: a prescindere dall'età o dalla cultura di appartenenza, chiunque sa cosa sia il concetto di violenza; questo aiuta moltissimo nel rendere chiare le spiegazioni del gioco e le azioni che si devono compiere. Non richiede molto tempo, ad esempio, spiegare che hai un bastone e ti devi difendere dai mostri e, questa facilità e immediatezza, permette di ridurre il tempo minimo per imparare le basi del gioco e l’utente è subito pronto a fruire della sua esperienza.

  • Potere: la vittoria in uno scontro fisico è una dimostrazione di forza e abilità universalmente riconosciuta. Fornisce un punto chiaro di arrivo e uno status condivisibile da tutti. A chi non piace sentirsi potente e vincitore?

  • Legacy: la violenza è presente in tutti i media, dai film di guerra a quelli degli Avengers. Ci sono appassionati di tutti i tipi che si aspettano e gradiscono un gioco che includa anche la tematica della violenza e che non vedono l’ora di provare l’esperienza di vivere certe sensazioni in modo diretto.


In definitiva, possiamo affermare che il tema della violenza risulta “comodo”, sia a livello di design di gioco – perché facilita la fruibilità – che di comunicazione – perché il messaggio arriva diretto, forte e chiaro.

Un modo per saperne di più: il PEGI


Nei videogiochi, la violenza non è sempre dello stesso tipo e livello. Avete mai fatto caso al simbolo in basso sulle copertine dei videogiochi? Quello è il simbolo PEGI (Pan European Game Information) [vedi Fig. 1], che classifica i giochi in base all’età e ai contenuti e identifica, tra gli altri, un “gioco che contiene raffigurazioni di violenza”.


Le categorie di violenza sono divise in:

- PEGI 7: la violenza può essere solo non realistica o non dettagliata. Es: Minecraft, Pokemon, The Legend of Zelda.

- PEGI 12: può essere inclusa la violenza in un ambiente fantastico o la violenza non realistica nei confronti di personaggi simili all'uomo. Es: Fortnite, Dragonball, The Sims.

- PEGI 16 o 18: vi è una violenza sempre più realistica. Es: Call of Duty (16), Battlefield (16), GTA V (18), Assassin’s Creed (18).


Figura 1. Il simbolo PEGI che indica la presenza di contenuti violenti


Videogiochi totalmente non-violenti: esistono!


Nonostante la comodità dei temi violenti, è possibile recuperare, tra i numerosi videogiochi esistenti, moltissimi titoli di successo che ne sono completamente privi. Ve ne cito qui alcuni:


Journey: in questo videogioco di avventura, il giocatore esplora un antico e misterioso mondo mentre vola sopra le rovine e scivola sulle sabbie per scoprirne i segreti.


Animal Crossing: il giocatore può creare una casa, interagire con simpatici animaletti e godersi la vita in questo affascinante videogioco simulativo di Nintendo.


Gone Home: in questo videogioco investigativo, l’obiettivo del giocatore è quello di scoprire gli eventi della vita di una famiglia, indagando su ciò che si sono lasciati alle spalle nella loro casa.


Gris: in questo videogioco platform, il giocatore interpreta Gris, una giovane ragazza speranzosa, persa nel suo mondo, che sta vivendo un'esperienza dolorosa nella sua vita. Il suo viaggio attraverso il dolore si manifesta nel suo vestito, che garantisce nuove abilità per navigare meglio nella sua realtà sbiadita. Mentre la storia si svolge, Gris crescerà emotivamente e vedrà il suo mondo in modo diverso, rivelando nuovi percorsi da esplorare.


The Witness: un videogioco rompicapo nel quale il giocatore si sveglia, solo, su un'isola misteriosa e costellata di enigmi impegnativi e sorprendenti.


In conclusione...


Le tematiche violente sono parte dell’essere umano e saranno sempre parte dell'industria dell’intrattenimento.


Analizzare e conoscere i vantaggi che un tema come la violenza porta alla qualità del gioco è importante sia per gli sviluppatori che per gli utenti.

Ad un game designer, infatti, permette di migliorare la visione creativa sull’esperienza complessiva che vuole dare al giocatore, mentre consente al fruitore di imparare a discernere le diverse tipologie di contenuti e compiere una scelta responsabile e consapevole.

Fonti:


- Articolo dal blog di Keith Burgun sul tema della glorificazione della violenza

- Libro Designing Games: A Guide to Engineering Experiences: per approfondire il tema dei tipi di esperienze creabili nei giochi

- Simbolo del PEGI [contenuti violenti]

- Immagine di Journey

- Immagine di Animal Crossing

- Immagine di Gone Home

- Immagine di Gris

- Immagine di The Witness

52 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti